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	<title>Studio Legale Giacomo Grasso &#187; atlanticcity</title>
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		<title>Appello Atlantic city: reazioni e commenti</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jul 2014 07:53:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Grasso]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La clamorosa sentenza di appello del processo Atlantic city mette quasi definitivamente la parola fine a una vicenda che ha caratterizzato in via quasi esclusiva gli ultimi tre anni di storia giudiziaria della città di Lucera, ad eccezione delle questioni di carattere politico-amministrativo. Al termine di due procedimenti, l’unico reato accertato e punito (oltre a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">La clamorosa <a href="http://www.luceraweb.eu/Giornale.asp?ID=25736" target="_blank">sentenza di appello</a> del processo Atlantic city mette quasi definitivamente la parola fine a una vicenda che ha caratterizzato in via quasi esclusiva <strong>gli ultimi tre anni</strong> di storia giudiziaria della città di Lucera, ad eccezione delle questioni di carattere politico-amministrativo. Al termine di due procedimenti, l’unico reato accertato e punito (oltre a minacce, incendio e porto d’arma) resta di fatto quello dell’omicidio di Fabrizio Pignatelli, per il quale<strong>Vincenzo Cenicola</strong> aveva ammesso di aver fatto fuoco nei confronti del coetaneo, ma senza il chiaro intento di voler uccidere. La sua tesi, e quella dei suoi avvocati Giancarlo Chiariello e Paolo Ferragonio che hanno parlato di &#8220;proiettili rimbalzati dal pavimento&#8221;, è stata in effetti accolta dalla Corte che ha ammesso <strong>l’omicidio preterintenzionale</strong> e tutte le attenuanti possibili, riconoscendo quindi un’azione univoca e solitaria con la conseguenza dell’assoluzione del fratello Mario che per l’accusa aveva invece svolto un ruolo fondamentale in quei minuti tra le 19 e le 19.30 di quel terribile 30 agosto 2011 quando tacquero le bocche e parlarono le pistole.<br />
La sentenza ha inoltre evidenziato una <strong>netta divergenza</strong> di visione e soprattutto considerazione delle contestazioni tra la magistratura giudicante e quella inquirente, visto che anche in appello non sono state accordate pesanti condanne che pure erano state richieste, sebbene in un’ottica di esclusione del contesto di associazione a delinquere che in effetti è sempre difficile dimostrare.<br />
Al di là delle posizioni relativamente marginali o per reati di minore entità, <strong>l’altro elemento di grande rilievo resta la doppia assoluzione attribuita ai quattro carabinieri che operavano a Lucera, arrestati la notte del 18 settembre 2012 con relativa reclusione nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere per periodi variabili dai 23 giorni (7 in isolamento) per</strong> <strong>Giovanni Aidone, Michele Falco e Giuseppe Sillitti ai 66 giorni di Luigi Glori, tutti passati anche da un giudizio favorevole prima del tribunale del Riesame e successivamente della Cassazione proprio in relazione alla loro detenzione.</strong></p>
<p align="justify">“E’ stato un processo orribile e spinoso &#8211; ha commentato l’<strong>avvocato</strong> <strong>Giacomo Grasso</strong>, difensore dei quattro carabinieri ma anche di Antonio Petrone e Antonio Cenicola – fin dal principio e per innumerevoli motivi, ma raccolgo con favore e rinnovata soddisfazione la sentenza assolutoria che di fatto, confermando il risultato già ottenuto alla Corte di Assise di Foggia, restituisce libertà e giustizia a tutti gli imputati. Ogni istanza difensiva è stata totalmente accolta e già dalle richieste iniziali formulate dal Pg si era bene inteso la incondivisibilità formale e sostanziale promossa dal pm di Foggia. Attendiamo con ansia la lettura delle motivazioni, in modo da adottare le prossime iniziative che già stiamo valutando assieme a tutti i miei assistiti”.<br />
“Il pronunciamento della Corte rappresenta una vittoria di tutto l’avvocatura coinvolta nel doppio processo – ha commentato Raffaele Lepore, presidente della Camera Penale di Lucera e difensore di Paolo Mainieri – nel quale ha battagliato con ostinazione ottenendo il riconoscimento delle proprie tesi”.<br />
“La sentenza rispecchia quelle che erano le nostre attese fin dall’inizio – ha aggiunto il collega Paolo Ferragonio che difende quasi tutta la famiglia Cenicola – perché il procedimento era nato male, già corretto a Foggia in primo grado e oggi giustamente definito. Dopo la lettura delle motivazioni della sentenza, valuteremo un eventuale ricorso per Cassazione per la posizione di Vincenzo Cenicola per il quale, al momento, la pena inflitta appare congrua”.</p>
<p align="justify"><em>Articolo pubblicato su <a title="Luceraweb" href="http://www.luceraweb.eu/Giornale.asp?ID=25742" target="_blank">Luceraweb</a>.</em></p>
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		<title>Atlantic city: tutti assolti in appello</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2014 16:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Grasso]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è concluso con una decisione clamorosa il giudizio di secondo grado del processo “Atlantic city, Reset e Spam”, ovvero le tre operazioni della polizia di Stato che da settembre 2011 a ottobre 2012 avevano portato a Lucera all&#8217;arresto di 35 persone con accuse a vario titolo di omicidio, associazione a delinquere, estorsione, violenza e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Si è concluso con una decisione clamorosa il giudizio di secondo grado del processo “<em>Atlantic city, Reset e Spam</em>”, ovvero le tre operazioni della polizia di Stato che da settembre 2011 a ottobre 2012 avevano portato a Lucera all&#8217;arresto di 35 persone con <strong>accuse a vario titolo</strong> di omicidio, associazione a delinquere, estorsione, violenza e minacce, incendi, danneggiamenti, ma anche favoreggiamento e falso. Questo pomeriggio, dopo oltre tre ore di camera di Consiglio, la corte di Appello di Bari (presidente Raffaele Di Venosa, a latere Antonio Civita) ha emesso una sentenza in cui sono stati <strong>assolti tutti gli imputati</strong>, e con la condanna a otto anni e sei mesi di reclusione inflitta al solo<strong>Vincenzo Cenicola. </strong>Il 28enne è stato riconosciuto l’autore materiale dell’omicidio di <strong>Fabrizio Pignatelli</strong>, ma con la modalità preterintenzionale e con la concessione di tutte le attenuanti, oltre all’assoluzione da quasi tutti gli altri reati contestati, visto che restano solo le minacce a due imprenditori con l&#8217;incendio di un camion e altre a un commerciante mediante una pistola. In primo grado era stato condannato a 19 anni per associazione a delinquere, omicidio, porto illegale di arma, estorsione, incendio, minacce. La condanna prevede anche le refusione delle spese legali per le due parti civili che figuravano nel processo: i fratelli Gianluca e Lorenzo Capobianco (2.400 euro) e Marianna D&#8217;Antini (moglie di Fabrizio Pignatelli per 2.800 euro).<br />
In realtà erano in tutto <strong>19 le persone finite alla sbarra</strong> a seguito del processo di primo grado, e per tutti c’è stato il proscioglimento per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste, tanto che al termine della lettura del dispositivo c’è stata <strong>l’immediata scarcerazione</strong> di Antonio Ricci (che da una settimana era finito nuovamente dietro le sbarre su disposizione della Cassazione dopo un periodo di detenzione ai domiciliari), Vincenzo Ricci (domiciliari) e Mario Cenicola (domiciliari) che in primo grado era stato condannato a 14 anni per concorso in omicidio commesso dal fratello.<br />
<strong>Assoluzioni, quindi,</strong> anche per Paolo Mainieri, Jonathan Ricci, Antonio Petrone, Antonio Cenicola di 67 anni, Michele Cenicola (detenuto con una condanna definitiva a 26 anni per Tornado), Carmela Cenicola e Alberto Checchia.<br />
<strong>Confermate inoltre le assoluzioni</strong> per i quattro carabinieri rimasti coinvolti nella maxi inchiesta: Luigi Glori, Michele Falco, Giuseppe Sillitti e Giovanni Aidone, assieme a quelle già riconosciute a Maria Ricci, Anna Cenicola, William Ricci e Antonio Cenicola di 40 anni.</p>
<p align="justify">Il <strong>processo di appello</strong> era iniziato il 13 giugno scorso ed è durato solo quattro udienze. <strong>Quello di primo grado</strong> era cominciato il 28 febbraio 2013 ed è durato sette mesi, con la sentenza emessa il 17 settembre che ha sancito 14 assoluzioni e 11 condanne. La Corte d’appello era stata invocata da una parte degli imputati condannati in primo grado e in parte dalla stessa procura generale che comunque già in sede di requisitoria aveva <strong>escluso il riconoscimento dell’associazione a delinquere</strong> attribuita a molti di essi, nell’ambito di un quadro accusatorio che aveva teso a <strong>ridimensionare la gravità delle accuse</strong> mosse dal pubblico ministero <strong>Alessio Marangelli</strong>, appartenente all’allora procura di Lucera, poi accorpata a Foggia dopo la soppressione del tribunale. Con la sentenza di oggi il castello accusatorio è crollato del tutto, peraltro con il mancato accoglimento di alcune pesanti condanne comunque richieste dal procuratore generale <strong>Giuseppe Iacobellis</strong>.<br />
Secondo l’accusa, fino al 2011 a Lucera c’erano <strong>due gruppi contrapposti</strong> che si contendevano il predominio economico della città, con il controllo di alcuni bar e ristoranti come primo terreno di scontro. Da una parte la famiglia Cenicola, con il padre Antonio e il cognato Antonio Ricci, mentre dall’altra parte un sodalizio di persone a cui avrebbero fatto capo Vincenzo Ricci, il figlio Jonathan e Fabrizio Pignatelli. Il fatto più grave resta proprio la morte di quest’ultimo, raggiunto da tre colpi di pistola la sera del 30 agosto 2011 nel suo circolo Atlantic city. Il giovane morì dopo 38 giorni agli Ospedali Riuniti di Foggia e per quell’esecuzione materiale dell’agguato Vincenzo Cenicola, coetaneo della vittima, in primo grado aveva ammesso di aver fatto fuoco, ma solo per difendersi.</p>
<p align="justify"><em>Articolo pubblicato su <a title="Luceraweb" href="http://www.luceraweb.eu/Giornale.asp?ID=25736" target="_blank">Luceraweb</a>.</em></p>
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