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	<title>Studio Legale Giacomo Grasso &#187; Penale</title>
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		<title>Il futuro dell’avvocatura tra innovazione e tradizione (da &#8220;Corriere della Sera&#8221; 11 luglio 2015)</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2015 16:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Grasso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Penale]]></category>
		<category><![CDATA[Testate giornalistiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Conciliare i valori di una nobile eredità culturale con il rinnovamento richiesto dai tempi attuali. Come rispondono gli avvocati alle sfide future? La professione legale viaggia oltre confine “Pur mantenendo le peculiarità della tradizione, la professione forense deve stare al passo con i tempi e aprirsi verso nuovi orizzonti – spiega l’avv. Sergio Guastella, dello [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #000000;font-family: Times New Roman">Conciliare i valori di una nobile eredità culturale con il rinnovamento richiesto dai tempi attuali. Come rispondono gli avvocati alle sfide future?</span></strong></p>
<p>La professione legale viaggia oltre confine</p>
<p>“Pur mantenendo le peculiarità della tradizione, la professione forense deve stare al passo con i tempi e aprirsi verso nuovi orizzonti – spiega l’avv. Sergio Guastella, dello studio Fidelio Guastella (Ragusa) – il nostro studio è, difatti, attivo nell’area del mediterraneo e opera costantemente in Tunisia.”</p>
<p>All’avanguardia nel rispetto della tradizione</p>
<p>Coniugare i nobili valori dell’avvocatura con l’innovazione: questa la chiave del successo della professione per l’Avv. Luigi Miranda, titolare dell’omonimo Studio legale (FG), che opera in continuità con i valori trasmessi dal compianto padre, l’Avv. LucioMiranda, ex presidente degli avvocati di Foggia.</p>
<p><strong>Specializzazione e assistenza legale a 360°</strong></p>
<p><strong>Oggi non è possibile pensare alla professione legale se non in termini di un’alta specializzazione a garanzia di un servizio personalizzato per ogni cliente. Lo studio legale Giacomo Grasso ha accettato la sfida, fondando il proprio successo su un team di professionisti esperti in differenti settori, che offrono al cliente un’assistenza legale altamente specializzata a 360°. Grazie alle competenze dei suoi collaboratori, che prestano la propria attività anche in lingua inglese, lo studio annovera clienti di ogni nazionalità. La paternità dello studio legale, attivo a Lucera (FG) dal ‘93, è dell’avv. Giacomo Grasso, che si occupa nello specifico di diritto penale e si è distinto nel Foro di Foggia per i successi conseguiti, tra cui la difesa di alcuni carabinieri imputati per associazione a delinquere e favoreggiamento, assolti in primo e secondo grado. Un processo che ha fatto scuola e di cui si è parlato su varie riviste specializzate.</strong></p>
<p>Il futuro dell’avvocatura guarda all’estero<a href="http://www.studiolegalegiacomograsso.it/wp-content/uploads/2014/09/giacomo-grasso.jpg"><img class="  wp-image-18 alignright" src="http://www.studiolegalegiacomograsso.it/wp-content/uploads/2014/09/giacomo-grasso-225x300.jpg" alt="giacomo-grasso" width="158" height="211" /></a></p>
<p>“In unmomento di crisi della professione forense – spiega l’avv. Francesco Zacheo – il rispetto dei valori fondanti rappresenta un punto di riferimento imprescindibile, per ripristinare l’autorevolezza di questa nobile professione e garantire ai giovani avvocati una maggiore tutela e una prospettiva per il futuro”. Per contro, non si può fare a meno di confrontarsi con la spinta attuale all’internazionalizzazione dell’avvocatura. Lo studio legale Zacheo ha colto la sfida, svolgendo attività di consulenza ed assistenza giudiziale e stragiudiziale a favore di cittadini stranieri, privati e Società, con interessi legali da tutelare in Italia e all’estero, lavorando prevalentemente con i consolati dell’Europa dell’Est e il Nord Africa, ma anche con la Thailandia, dove ha recentemente raggiunto un accordo per le adozioni internazionali. Attivo da vent’anni a Roma, l’avv. Francesco Zacheo svolge la sua attività tra la capitale eMilano.</p>
<p>Il futuro? Risiede nella specializzazione</p>
<p>L’odierna complessità del mondo del diritto non consente il “tuttologo forense” ma necessita di un’alta specializzazione: ne è certo l’avv.</p>
<p>Angelo Flaccavento, che forte dell’esperienza come Ufficiale della Guardia di Finanza, fornisce una consulenza altamente specialistica in diritto tributario, a Ragusa.</p>
<p>Il valore dell’interdisciplinarietà</p>
<p>“L’avvocato, oggi, deve possedere delle competenze ad ampio raggio, per garantire all’assistito la massima tutela possibile, soprattutto se sono coinvolti i minori”: parola dell’avv. Maria Emilia De</p>
<p>Martinis, presidente dell’ass. foggian a“Camera Minorile di Capitanata” e redattrice per “Dirittominorile.it”.</p>
<p>L’aggiornamento: perno del diritto militare</p>
<p>Sono ancora poche le donne avvocato ad occuparsi di diritto militare, ma altrettanto determinate e preparate dei colleghi uomini. “Quello che più conta nella mia professione è il rispetto dei valori, ma anche l’aggiornamento costante, intrinseco a questo ramo del diritto, riguardo a terminologia utilizzata, conoscenza dei materiali, del munizionamento e dei mezzi in dotazione per i vari corpi”. A parlare è l’Avv.</p>
<p>Floriana De Donno, titolare dello studio legale De Donno, a Lecce, specializzato in diritto militare e attivo in tutto il territorio nazionale. L’Avv. De Donno ha saputo affermarsi grazie a professionalità e impegno, come dimostra la recente sentenza delTar di Lecce sull’uranio impoverito, relativa al risarcimento di un sottufficiale salentino, da lei assistito, ammalatosi al ritorno dall’Iraq. L’Avv. De Donno è anche autrice di articoli tecnici a tema sulla testata www.dearmas. it, diretta dalla dott.ssa Giovanna Ranaldo.</p>
<p>Onestàe Giustizia: princìpi irrinunciabili</p>
<p>“Ho sempre avuto un concetto altissimo della funzione giudiziale, l’ho paragonata ad una delle attribuzioni divine della giustizia; tant’è che presso i popoli antichi i pontefici amministravano la legge e presso i selvaggi è lo stregone che amministra la Giustizia. Questo per significare come esista un rapporto di diritto naturale irrinunciabile nei confronti di questa importante funzione”. Queste le parole dell’Avv.</p>
<p>Vincenzo Chiusolo, illustre protagonista del panorama legale degli ultimi cinquant’anni. Lo studio legale Chiusolo, che si avvale della collaborazione della dott. ssa Aurelia Cangiano ed opera in Campania e Toscana, incarna i valori antichi dell’Avvocatura, essendo principalmente orientato all’affermazione della giustizia più che al successo. Il professionista, sin da sempre viene incontro alle esigenze di chi si ritiene vittima di soprusi impiegando le proprie energie e conoscenze per fare chiarezza su casi di complicata soluzione. Il valore della lealtà ha guidato la carriera dell’Avvocato, che non ha avuto remore nell’assumere atteggiamenti talvolta di rottura contro sistemi consolidati di mala gestione, come nel caso della felice riuscita di una vicenda giudiziaria, che ha restituito dignità e diritti ad un’antica e nobile famiglia di Benevento, giunta dopo una coraggiosa sentenza della Corte di Appello di Napoli, oltre che una denuncia contro alcuni magistrati, per la quale pende ricorso per cassazione. “Molti avvocati, specie quelli più giovani – sostiene l’Avv. Chiusolo – perdono di vista la missione cui sono chiamati: vegliare sul rispetto della legge e contribuire all’affermazione della giustizia. Se si leggono i classici – continua l’Avv. Chiusolo – abbiamo delle prove di grandiosità riferite a chi ricopre la funzione di tutela della legalità, ed è importante, alla luce di ciò, che gli avvocati abbiano la dignità e la consapevolezza del proprio stato”. Sul futuro della professione, l’Avvocato ha le idee precise: “Progredire sì – spiega – ma non a discapito dell’onestà umana e del rispetto dei diritti delle persone”. “Il bene non fa mai rumore, pertanto – conclude l’avv. Chiusolo – spero di aver messo almeno una goccia di onestà in questo mare di ingiustizia”.</p>
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		<title>Clamorosa assoluzione per l&#8217;Operazione &#8220;Cathedral Shadow&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2015 10:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Grasso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Penale]]></category>
		<category><![CDATA[Testate giornalistiche]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Si è chiuso con cinque assoluzioni per altrettanti imputati il processo celebrato con il rito ordinario a carico di altre cinque persone coinvolte nella doppia inchiesta della Guardia di finanza denominata Cathedral Shadow che tra il 2011 e il 2012 aveva portato ad arresti e denunce soprattutto per il reato di usura, ma anche esercizio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Si è chiuso con cinque assoluzioni per altrettanti imputati il processo celebrato con il rito ordinario a carico di altre cinque persone coinvolte nella doppia inchiesta della Guardia di finanza denominata Cathedral Shadow che tra il 2011 e il 2012 aveva portato ad arresti e denunce soprattutto per il reato di usura, ma anche esercizio abusivo di intermediazione finanziaria, danneggiamenti e perfino reticenza e rivelazione di segreto istruttorio.<br />
In uno degli ultimi provvedimenti emessi al tribunale di Lucera, il collegio giudicante ha scagionato “per non aver commesso il fatto” <strong>Francesco Antonio Picciuto</strong> dalla più pesante accusa di associazione a delinquere attribuita assieme ad altri membri della sua famiglia che hanno seguito strade alternative per essere giudicati.<br />
Assolto “perché il fatto non sussiste” anche <strong>Luigi Arci, ed entrambi erano difesi dall&#8217;Avv. Giacomo Grasso.</strong><br />
Stessa decisione per Leonardo Iannantuoni (avvocati Giulio Pignatiello e Giulio D’Antuono), Rocco e Carlo Giuseppe Marucci (Giorgio De Laurentis) e Nicola Marucci (Luigi Tozzi).</p>
<p>Il filone originario era partito dalla denuncia di una coppia di imprenditori lucerini del settore della ristorazione operanti in Piazza Duomo che avevano raccontato alla procura di un prestito iniziale di 10 mila euro per i quali poi sarebbero stati versati altri 20 mila di soli interessi in dieci mesi, quindi con un tasso del 20% mensile. A quel punto le presunte vittime non sarebbero più riuscite a sostenere il ritmo delle richieste, con successive pretese, anche all’interno del locale commerciale, di altri 12 mila per chiudere la questione. Da qui la denuncia a seguito di una asserita escalation di richieste dei tre aveva raggiunto il culmine con diverse minacce e un paio di episodi incendiari notturni ai danni della vetrina dell’esercizio.&#8221; (<em>tratto da Luceraweb</em>)</p>
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		<title>Riesame accolto per l&#8217;Operazione &#8220;Restart&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2015 10:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Grasso]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Petrone]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Da circa una settimana sono stati posti tutti agli arresti domiciliati le otto persone finite in manette il 26 maggio scorso al termine dell’operazione Restart eseguita dai carabinieri di Lucera in collaborazione il Nucleo Cinofili di Modugno. Per tutti l’accusa è di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Lo ha stabilito il tribunale del Riesame [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Da circa una settimana sono stati posti tutti agli arresti domiciliati le otto persone finite in manette il 26 maggio scorso al termine dell’operazione Restart eseguita dai carabinieri di Lucera in collaborazione il Nucleo Cinofili di Modugno. Per tutti l’accusa è di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.<br />
Lo ha stabilito il tribunale del Riesame che ha deciso le posizioni dei lucerini <strong>Marco Petrone</strong>, 37 anni, Raffaele Guerrieri, 36 anni, Luigi Bevilacqua di 40, Maria Scioscia Maria di 58 e Adriano Petito di 44. Assieme a loro c’erano Saverio Michele Gorgone, 44enne di Biccari; Anna Lina Della Fazia, 55enne di San Severo, tutti rinchiusi nel carcere di Foggia, mentre Alberto Colombaro, 35enne di Vasto, era finito in una cella del penitenziario della sua città.<br />
Secondo quanto riferito dal suo<strong> avvocato Giacomo Grasso</strong>, a Petrone non è stato imposto nemmeno il braccialetto elettronico ormai di prassi per la detenzione ai domiciliari.</p>
<p>Il blitz era scattato a seguito di un’indagine eseguita da dicembre 2013 ad agosto 2014, con una cinquantina di episodi di vendita di droga accertati da osservazioni, controlli e pedinamenti, e con un movimento che partiva da Lucera e si estendeva fino a San Severo, Vasto o ai piccoli comuni dei Monti dauni. Il bilancio parlava pure di numerose segnalazioni nei confronti degli acquirenti e del sequestro di 10 flaconi di metadone e 10 grammi di hashish.&#8221; (<em>tratto da Luceraweb</em>)</p>
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		<title>Assoluzione in giudizio abbreviato</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2015 08:41:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Grasso]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due assolti e una condanna per droga &#8220;E’ finito con due assoluzioni e una condanna il processo celebrato con il rito abbreviato al tribunale di Foggia a carico di tre lucerini accusati a vario titolo di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Si trattava di una procedimento che ha riunito più vicende contestate dai carabinieri [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Due assolti e una condanna per droga</p>
<p>&#8220;E’ finito con due assoluzioni e una condanna il processo celebrato con il rito abbreviato al tribunale di Foggia a carico di tre lucerini accusati a vario titolo di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Si trattava di una procedimento che ha riunito più vicende contestate dai carabinieri e avvenute anche in momenti diversi, principalmente nel 2013 e 2014.<br />
Alla fine il giudice Domenico Zeno ha assolto Fiorella Di Biase, 40 anni, (assistita dall’avv. Mario Montagano) e Antonio Picciuto (difeso dall&#8217;Avv. Giacomo Grasso). Quest’ultimo era stato arrestato a novembre 2013 a seguito di una situazione rocambolesca con l’accusa di detenzione illecita ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. In effetti i militari effettuarono una sorta di irruzione nel portone dell’abitazione del 26enne dove ritenevano spacciasse gli stupefacenti, dopo essersi incuriositi da un movimento di giovani nelle vicinanze. Un carabiniere riuscì ad entrare in incognito e assistette a una trattativa di compravendita e quindi fu bloccato. Una successiva perquisizione in casa portò al ritrovamento di un bilancino di precisione e 6 grammi di cocaina, già suddivisa in piccoli frammenti, oltre a circa mille euro in contanti conservati in una cassetta metallica nascosta tra gli abiti.</p>
<p>L’unica condanna a un anno (e pena sospesa) c’è stata per Fabrizio Albis, difeso dall’avvocato Michele Dell&#8217;Aquila. Il 39enne venne arrestato a febbraio dell’anno scorso poiché secondo la procura, che aveva chiesto sei anni di reclusione, dopo aver ricevuto le ordinazioni via telefono, utilizzava il figlio per le consegne della droga che partivano dal loro circolo privato. Entrambi in effetti finirono per qualche settimana ai domiciliari nella loro abitazione dove all’epoca ci fu un vero e proprio blitz con l’intervento di un cane antidroga del nucleo cinofili dei carabinieri. &#8221; (tratto da Luceraweb)</p>
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		<title>Assolti per falso Aidone e Giurano</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2015 10:17:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Grasso]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Assolti per falso Aidone e Giurano &#8220;Continuano ad arrivare a conclusione tanti processi “minori” derivanti dalla maxi inchiesta Reset, Atlantic city e Spam, il cui procedimento si è concluso in corte d’appello con una sola condanna per omicidio preterintenzionale e assoluzione per tutti gli altri 18 imputati. La sentenza emessa il 1° luglio 2014 è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Assolti per falso Aidone e Giurano</p>
<p>&#8220;Continuano ad arrivare a conclusione tanti processi “minori” derivanti dalla maxi inchiesta Reset, Atlantic city e Spam, il cui procedimento si è concluso in corte d’appello con una sola condanna per omicidio preterintenzionale e assoluzione per tutti gli altri 18 imputati. La sentenza emessa il 1° luglio 2014 è passata in giudicato, visto che la procura generale di Bari non ha promosso il ricorso in Cassazione.<br />
Dalla mole di intercettazioni telefoniche che hanno riguardato anche i quattro carabinieri coinvolti, sono scaturiti filoni di indagine riguardanti presunti reati dei militari nell’esercizio delle loro funzioni.<br />
Uno di questi procedimenti riguardava l’accusa di falso ideologico di pubblico ufficiale in atti pubblici attribuita al maresciallo Giovanni Aidone e al brigadiere Salvatore Giurano, assistiti dall’avvocato Giacomo Grasso, ai quali il pubblico ministero Alessio Marangelli contestava le modalità di notifica di un verbale a un cittadino albanese.<br />
Venerdì scorso il giudice monocratico del tribunale di Lucera Giancarlo Pecoriello ha assolto entrambi perché il fatto non sussiste.&#8221; (da Luceraweb)</p>
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		<title>In auto con un chilo di hashish, arrestati</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Sep 2014 07:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Grasso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Penale]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono stati seguiti fino alle porte di Lucera, e poco prima di arrivare nel centro abitato i carabinieri di San Severo hanno arrestato Vincenzo De Rosa di 46 anni e suo figlio Ferdinando di 20. Il blitz è scattato domenica scorsa sulla SP.109, e quando i militari hanno fermato l’auto su cui viaggiavano, a bordo hanno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stati seguiti fino alle porte di Lucera, e poco prima di arrivare nel centro abitato i carabinieri di San Severo hanno arrestato <strong>Vincenzo De Rosa</strong> di 46 anni e suo <strong>figlio Ferdinando</strong> di 20. Il blitz è scattato domenica scorsa sulla SP.109, e quando i militari hanno fermato l’auto su cui viaggiavano, a bordo hanno trovato circa un chilo di hashish, presumibilmente acquistato nella zona dell’Alto Tavoliere.<br />
I due sono stati rinchiusi nel carcere di Foggia, ma a seguito dell’interrogatorio di convalida del fermo, il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta del loro difensore <strong>Giacomo Grasso</strong>, disponendo per entrambi la detenzione ai domiciliari.</p>
<p><em>Articolo pubblicato su <a title="Luceraweb" href="http://www.luceraweb.eu/Giornale.asp?ID=25935" target="_blank">Luceraweb</a>.</em></p>
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		<title>Appello Atlantic city: reazioni e commenti</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jul 2014 07:53:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La clamorosa sentenza di appello del processo Atlantic city mette quasi definitivamente la parola fine a una vicenda che ha caratterizzato in via quasi esclusiva gli ultimi tre anni di storia giudiziaria della città di Lucera, ad eccezione delle questioni di carattere politico-amministrativo. Al termine di due procedimenti, l’unico reato accertato e punito (oltre a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">La clamorosa <a href="http://www.luceraweb.eu/Giornale.asp?ID=25736" target="_blank">sentenza di appello</a> del processo Atlantic city mette quasi definitivamente la parola fine a una vicenda che ha caratterizzato in via quasi esclusiva <strong>gli ultimi tre anni</strong> di storia giudiziaria della città di Lucera, ad eccezione delle questioni di carattere politico-amministrativo. Al termine di due procedimenti, l’unico reato accertato e punito (oltre a minacce, incendio e porto d’arma) resta di fatto quello dell’omicidio di Fabrizio Pignatelli, per il quale<strong>Vincenzo Cenicola</strong> aveva ammesso di aver fatto fuoco nei confronti del coetaneo, ma senza il chiaro intento di voler uccidere. La sua tesi, e quella dei suoi avvocati Giancarlo Chiariello e Paolo Ferragonio che hanno parlato di &#8220;proiettili rimbalzati dal pavimento&#8221;, è stata in effetti accolta dalla Corte che ha ammesso <strong>l’omicidio preterintenzionale</strong> e tutte le attenuanti possibili, riconoscendo quindi un’azione univoca e solitaria con la conseguenza dell’assoluzione del fratello Mario che per l’accusa aveva invece svolto un ruolo fondamentale in quei minuti tra le 19 e le 19.30 di quel terribile 30 agosto 2011 quando tacquero le bocche e parlarono le pistole.<br />
La sentenza ha inoltre evidenziato una <strong>netta divergenza</strong> di visione e soprattutto considerazione delle contestazioni tra la magistratura giudicante e quella inquirente, visto che anche in appello non sono state accordate pesanti condanne che pure erano state richieste, sebbene in un’ottica di esclusione del contesto di associazione a delinquere che in effetti è sempre difficile dimostrare.<br />
Al di là delle posizioni relativamente marginali o per reati di minore entità, <strong>l’altro elemento di grande rilievo resta la doppia assoluzione attribuita ai quattro carabinieri che operavano a Lucera, arrestati la notte del 18 settembre 2012 con relativa reclusione nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere per periodi variabili dai 23 giorni (7 in isolamento) per</strong> <strong>Giovanni Aidone, Michele Falco e Giuseppe Sillitti ai 66 giorni di Luigi Glori, tutti passati anche da un giudizio favorevole prima del tribunale del Riesame e successivamente della Cassazione proprio in relazione alla loro detenzione.</strong></p>
<p align="justify">“E’ stato un processo orribile e spinoso &#8211; ha commentato l’<strong>avvocato</strong> <strong>Giacomo Grasso</strong>, difensore dei quattro carabinieri ma anche di Antonio Petrone e Antonio Cenicola – fin dal principio e per innumerevoli motivi, ma raccolgo con favore e rinnovata soddisfazione la sentenza assolutoria che di fatto, confermando il risultato già ottenuto alla Corte di Assise di Foggia, restituisce libertà e giustizia a tutti gli imputati. Ogni istanza difensiva è stata totalmente accolta e già dalle richieste iniziali formulate dal Pg si era bene inteso la incondivisibilità formale e sostanziale promossa dal pm di Foggia. Attendiamo con ansia la lettura delle motivazioni, in modo da adottare le prossime iniziative che già stiamo valutando assieme a tutti i miei assistiti”.<br />
“Il pronunciamento della Corte rappresenta una vittoria di tutto l’avvocatura coinvolta nel doppio processo – ha commentato Raffaele Lepore, presidente della Camera Penale di Lucera e difensore di Paolo Mainieri – nel quale ha battagliato con ostinazione ottenendo il riconoscimento delle proprie tesi”.<br />
“La sentenza rispecchia quelle che erano le nostre attese fin dall’inizio – ha aggiunto il collega Paolo Ferragonio che difende quasi tutta la famiglia Cenicola – perché il procedimento era nato male, già corretto a Foggia in primo grado e oggi giustamente definito. Dopo la lettura delle motivazioni della sentenza, valuteremo un eventuale ricorso per Cassazione per la posizione di Vincenzo Cenicola per il quale, al momento, la pena inflitta appare congrua”.</p>
<p align="justify"><em>Articolo pubblicato su <a title="Luceraweb" href="http://www.luceraweb.eu/Giornale.asp?ID=25742" target="_blank">Luceraweb</a>.</em></p>
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		<title>Atlantic city: tutti assolti in appello</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2014 16:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Grasso]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è concluso con una decisione clamorosa il giudizio di secondo grado del processo “Atlantic city, Reset e Spam”, ovvero le tre operazioni della polizia di Stato che da settembre 2011 a ottobre 2012 avevano portato a Lucera all&#8217;arresto di 35 persone con accuse a vario titolo di omicidio, associazione a delinquere, estorsione, violenza e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Si è concluso con una decisione clamorosa il giudizio di secondo grado del processo “<em>Atlantic city, Reset e Spam</em>”, ovvero le tre operazioni della polizia di Stato che da settembre 2011 a ottobre 2012 avevano portato a Lucera all&#8217;arresto di 35 persone con <strong>accuse a vario titolo</strong> di omicidio, associazione a delinquere, estorsione, violenza e minacce, incendi, danneggiamenti, ma anche favoreggiamento e falso. Questo pomeriggio, dopo oltre tre ore di camera di Consiglio, la corte di Appello di Bari (presidente Raffaele Di Venosa, a latere Antonio Civita) ha emesso una sentenza in cui sono stati <strong>assolti tutti gli imputati</strong>, e con la condanna a otto anni e sei mesi di reclusione inflitta al solo<strong>Vincenzo Cenicola. </strong>Il 28enne è stato riconosciuto l’autore materiale dell’omicidio di <strong>Fabrizio Pignatelli</strong>, ma con la modalità preterintenzionale e con la concessione di tutte le attenuanti, oltre all’assoluzione da quasi tutti gli altri reati contestati, visto che restano solo le minacce a due imprenditori con l&#8217;incendio di un camion e altre a un commerciante mediante una pistola. In primo grado era stato condannato a 19 anni per associazione a delinquere, omicidio, porto illegale di arma, estorsione, incendio, minacce. La condanna prevede anche le refusione delle spese legali per le due parti civili che figuravano nel processo: i fratelli Gianluca e Lorenzo Capobianco (2.400 euro) e Marianna D&#8217;Antini (moglie di Fabrizio Pignatelli per 2.800 euro).<br />
In realtà erano in tutto <strong>19 le persone finite alla sbarra</strong> a seguito del processo di primo grado, e per tutti c’è stato il proscioglimento per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste, tanto che al termine della lettura del dispositivo c’è stata <strong>l’immediata scarcerazione</strong> di Antonio Ricci (che da una settimana era finito nuovamente dietro le sbarre su disposizione della Cassazione dopo un periodo di detenzione ai domiciliari), Vincenzo Ricci (domiciliari) e Mario Cenicola (domiciliari) che in primo grado era stato condannato a 14 anni per concorso in omicidio commesso dal fratello.<br />
<strong>Assoluzioni, quindi,</strong> anche per Paolo Mainieri, Jonathan Ricci, Antonio Petrone, Antonio Cenicola di 67 anni, Michele Cenicola (detenuto con una condanna definitiva a 26 anni per Tornado), Carmela Cenicola e Alberto Checchia.<br />
<strong>Confermate inoltre le assoluzioni</strong> per i quattro carabinieri rimasti coinvolti nella maxi inchiesta: Luigi Glori, Michele Falco, Giuseppe Sillitti e Giovanni Aidone, assieme a quelle già riconosciute a Maria Ricci, Anna Cenicola, William Ricci e Antonio Cenicola di 40 anni.</p>
<p align="justify">Il <strong>processo di appello</strong> era iniziato il 13 giugno scorso ed è durato solo quattro udienze. <strong>Quello di primo grado</strong> era cominciato il 28 febbraio 2013 ed è durato sette mesi, con la sentenza emessa il 17 settembre che ha sancito 14 assoluzioni e 11 condanne. La Corte d’appello era stata invocata da una parte degli imputati condannati in primo grado e in parte dalla stessa procura generale che comunque già in sede di requisitoria aveva <strong>escluso il riconoscimento dell’associazione a delinquere</strong> attribuita a molti di essi, nell’ambito di un quadro accusatorio che aveva teso a <strong>ridimensionare la gravità delle accuse</strong> mosse dal pubblico ministero <strong>Alessio Marangelli</strong>, appartenente all’allora procura di Lucera, poi accorpata a Foggia dopo la soppressione del tribunale. Con la sentenza di oggi il castello accusatorio è crollato del tutto, peraltro con il mancato accoglimento di alcune pesanti condanne comunque richieste dal procuratore generale <strong>Giuseppe Iacobellis</strong>.<br />
Secondo l’accusa, fino al 2011 a Lucera c’erano <strong>due gruppi contrapposti</strong> che si contendevano il predominio economico della città, con il controllo di alcuni bar e ristoranti come primo terreno di scontro. Da una parte la famiglia Cenicola, con il padre Antonio e il cognato Antonio Ricci, mentre dall’altra parte un sodalizio di persone a cui avrebbero fatto capo Vincenzo Ricci, il figlio Jonathan e Fabrizio Pignatelli. Il fatto più grave resta proprio la morte di quest’ultimo, raggiunto da tre colpi di pistola la sera del 30 agosto 2011 nel suo circolo Atlantic city. Il giovane morì dopo 38 giorni agli Ospedali Riuniti di Foggia e per quell’esecuzione materiale dell’agguato Vincenzo Cenicola, coetaneo della vittima, in primo grado aveva ammesso di aver fatto fuoco, ma solo per difendersi.</p>
<p align="justify"><em>Articolo pubblicato su <a title="Luceraweb" href="http://www.luceraweb.eu/Giornale.asp?ID=25736" target="_blank">Luceraweb</a>.</em></p>
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		<title>L&#8217;avv. Grasso commenta la scarcerazione dei tre carabinieri</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Oct 2012 10:55:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Grasso]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono stati scarcerati i tre carabinieri, Giuseppe Sillitti, Michele Falco e Giovanni Aidone, coinvolti nell&#8217;inchiesta RESET, che qualche settimana fa portò all&#8217;arresto complessivo di sedici persone con le accuse di associazione a delinquere finalizzata all&#8217;estorsione e all&#8217;omicidio. I tre, ricordiamo,  erano stati accusati di estorsione, favoreggiamento, falso ideologico e associazione a delinquere e tratti in arresto perché ritenuti contigui al clan [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stati scarcerati i tre carabinieri, <strong>Giuseppe Sillitti,</strong> <strong>Michele Falco</strong> <strong>e</strong> <strong>Giovanni Aidone,</strong> coinvolti nell&#8217;inchiesta RESET, che qualche settimana fa portò all&#8217;arresto complessivo di sedici persone con le accuse di associazione a delinquere finalizzata all&#8217;estorsione e all&#8217;omicidio. I tre, ricordiamo,  erano stati accusati di estorsione, favoreggiamento, falso ideologico e associazione a delinquere e tratti in arresto perché ritenuti contigui al clan Ricci/Cenicola. Avrebbero favorito, secondo l&#8217;accusa,  l&#8217;attività del suddetto clan sviando le indagini e coprendo addirittura la fuga di <strong>Vincenzo Cenicola</strong> (resosi irreperibile dopo l&#8217;omicidio Pignatelli). Il <strong>Tribunale del Riesame</strong>, mettendo in discussione la tesi della <strong>Procura della Repubblica di Lucera</strong>, ha accolto le istanze del loro legale, disponendo la scarcerazione immediata per Giuseppe Sillitti e Michele Falco, mentre Giovanni Aidone ha ottenuto gli arresti domiciliari. Solo il carabiniere <strong>Luigi Glori </strong>è rimasto in carcere, perché accusato di un reato aggiuntivo, estorsione, rispetto ai colleghi scarcerati. L&#8217;avvocato <strong>Giacomo Grasso</strong>, legale di Sillitti, Falco e Aidone, commenta alle nostre telecamere l&#8217;avvenuta scarcerazione.</p>
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<p><em>Articolo pubblicato su <a title="News&amp;TV Lucera" href="http://www.newsetvlucera.it/notizia6016.htm" target="_blank">News&amp;TV Lucera</a>.</em></p>
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